Il 'personaggio' Esopo nelle commedie di Aristofane

Estadística

18 pages
5 views

Please download to get full document.

View again

of 18
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Description
Il 'personaggio' Esopo nelle commedie di Aristofane
Transcript
    I L ' PERSONAGGIO '   E SOPO NELLE COMMEDIE DI A RISTOFANE    Nelle commedie di Aristofane, Esopo viene menzionato esplicitamente in sette occasioni: quattro volte nelle Vespe  (vv. 566, 1259, 1401, 1446), una nella  Pace  (v. 129) e due negli Uccelli  (vv. 471, 651). Le citazioni di Esopo si concentrano in tre delle undici commedie superstiti, e sono comprese in un periodo di otto anni, che va dal 422 (anno di rappresentazione delle Vespe ) al 414 (anno in cui Aristofane mise in scena gli Uccelli ): siamo nella prima fase della produzione aristofanea. La fama di Esopo, a giudicare dalle testimonianze in nostro possesso 1 , era princi- palmente legata ai λ Ò  γοι  che circolavano sotto il suo nome. Il primo a definirlo Ð λογοποι Ò ς , ridimensionandone involontariamente, forse, il ruolo culturale nella per-cezione dei posteri, fu Erodoto, in un passo ricco di implicazioni biografiche 2 . Nella  Pace  e negli Uccelli , Aristofane si richiama proprio all’autorità dell’Esopo λογο - ποι Ò ς  per conseguire specifici effetti comici e narrativi. Nella  Pace , ai vv. 124-34, Trigeo spiega alle proprie figlie, stupite dinanzi alla prospettiva che il padre rag-giunga gli dei in groppa a uno scarabeo, di aver tratto ispirazione dai λ Ò  γοι  di Esopo, dai quali ha appreso che esso è l’unico animale alato ad aver compiuto tale impresa: Πα .   κα ˆ τ … ς   π Ò ρος   σοι   τ Á ς  Ð δο à  γεν » σεται ; να à ς  m ν    γ ¦ ρ   ο Ù κ  ¥ ξει   σε   τα Ú την   τ ¾ ν  Ð δ Ò ν .   125 Τρ .   πτην Õ ς   πορε Ú σει   π î λος · ο Ù ναυσθλ è σο m αι .   Πα .   τ … ς   δ '   ¹ ' π … νοι £ σο Ù στ ˆ ν  é στε   κ £ νθαρον   ζε Ú ξαντ '   ™ λα Ú νειν   ε „ ς   θεο Ú ς , ð παππ … α ; Τρ . ™ ν   το  ‹  σιν    Α  „ σ è που   λ Ò  γοις  ™ ξηυρ š θη  mÒ νος   πετην î ν   ε „ ς   θεο Ý ς  ¢ φιγ mš νος . 3   130 Πα .  ¥ πιστον   επας  mà θον , ð π £ τερ   π £ τερ , Ó πως   κ £ κοσ m ον   ζ ù ον  Ã λθεν   ε „ ς   θεο Ú ς .   Τρ . à λθεν   κατ '   œ χθραν   α „ ετο à π £ λαι   ποτ š , 1  Cf. Perry 1952, 211-41. 2  Hdt. 2.134. 3  Come correttamente osserva van Dijk 1997, 205, è eccesso di razionalismo obiettare che lo scara- beo sarebbe casomai il secondo animale ad essere riuscito in tale intento, in quanto preceduto  presso Zeus proprio dall’aquila, co-protagonista della medesima favola (cf. ex .  gr  . Sommerstein 1985, 140; Olson 1998, 94). La frase di Trigeo è evidentemente un’iperbole comica. Del resto il viaggio dello scarabeo si conclude con un successo, diversamente da quello del rapace (vedi in- fra ), e ciò, in un certo senso, legittima la scelta del coleottero da parte di Trigeo, il quale, natural-mente, ambisce alla riuscita del proprio piano. Ammesso, poi, che nelle commedie di Aristofane abbia un significato cercare di spiegare simili nonsense , ai vv. 137-39 Trigeo giustifica in maniera  brillante, in perfetto ossequio alle regole comiche, la scelta dell’insetto in luogo di un altro anima-le: con qualunque altra cavalcatura, Trigeo avrebbe avuto bisogno di cibo per due, mentre, con lo scarabeo, egli potrà ‘riciclare’ i propri pasti, offrendoli, sotto forma di escrementi, all’animale. In-fine, costruire la trama sullo scarabeo della favola, animale ben poco ‘nobile’, era funzionale, dal  punto di vista di Aristofane, alla reiterata parodia del mito di Bellerofonte messa in atto nel corso della commedia (si veda ancora infra ).  S. Schirru - 158 - õ'   ™ κκυλ … νδων   κ ¢ ντιτι m ωρο Úm ενος . 4   Si tratta di un riferimento alla favola esopica dell’aquila e dello scarabeo 5 . Il ri-chiamo, da parte di Trigeo, alla sapienza rappresentata dai λ Ò  γοι  esopici, è doppia-mente ironico. La scena in cui è inserito, infatti, è caratterizzata da forti accenti para-tragici 6 , ed in tale contesto ci si sarebbe potuti aspettare, da parte del protagonista, un riferimento elevato, la citazione di un precedente mitico che conferisse legittimità e nobiltà alla sua impresa. Il paragone è invece con lo scarabeo della favola, un anima-le triviale, per di più personaggio di una narrazione di tipo popolare 7 . Il secondo li-  4  «Fa.: E che mezzo userai per il viaggio? Una nave non ti servirà, per un percorso simile. / Tr.: Un  puledro alato mi trasporterà; non andrò per mare. / Fa.: Ma che trovata è, la tua, padre, di metter le  briglie a uno scarabeo e di condurlo presso gli dei? / Tr.: L’ho scoperto nelle favole di Esopo: tra gli esseri alati fu l’unico a raggiungere gli dei. / Fa.: Papà, oh, papà, ma è una fandonia, questa che dici... Com’è possibile che un animaletto puzzolente sia arrivato fino agli dei? / Tr.: Ci andò una volta, tanto tempo fa, perché, indignato con l’aquila, voleva vendicarsi facendone rotolare le uova». 5  Aes. 3 P. = 3 H.-H. Aristofane vi allude anche in Vesp.  1446-48 (che discuto più avanti) e  Lys.  695. La favola, secondo la versione tramandata dalle tre raccolte favolistiche anonime attribuite ad Esopo (  Augustana , Vindobonense  e  Accursiana ), corrispondente, nelle linee generali, all’espo-sizione che Esopo stesso ne fa nei capp. 135-39 della sua ‘biografia’ fittizia, la cosiddetta Vita Ae- sopi , di autore ignoto (per la quale si veda infra ), racconta di una lepre che, nel fuggire da un’aquila, si imbatte in uno scarabeo e, non avendo nessun altro cui rivolgersi, gli chiede aiuto. Lo scarabeo prega allora l’aquila di risparmiare la lepre, ma il rapace, sprezzante, la divora u-gualmente. Per vendicare l’offesa subita, l’insetto prende a distruggere le uova dell’aquila all’interno del nido ogni volta che essa le depone. Il rapace, esasperato, cerca rifugio presso Zeus, nella speranza che le uova siano al sicuro almeno in grembo alla divinità. Lo scarabeo, però, for-ma una palla di sterco e, volato fino a Zeus, la lascia cadere sopra di lui che, inorridito, scordan-dosi di avere le uova in grembo, balza in piedi e le fa rotolare per terra. Negli scolî ad Aristofane ( in Pac.  129-34) e nella tradizione paremiografica (Zen. 2.20, II sec. d. C.; Diogenian. 1.44, II sec. d. C.; Greg. Cypr. 1.57, XIII sec. d. C.), vi sono tracce di una versione differente della favola, in cui il casus belli  è costituito dall’uccisione dei piccoli dello scarabeo da parte dell’aquila; cf. von Möllendorff 1994, 144-53, secondo cui la versione del λ Ò  γος  più antica sarebbe proprio quest’ultima, come mostrerebbe anche l’uso da parte di Aristofane dell’espressione ¢ ντιτι m ωρο Úm ενος  (  Pax  134), che parrebbe testimoniare una srcinaria corrispondenza simmetrica tra il torto subito dallo scarabeo e la vendetta successiva. L’ipotesi è suggestiva. Contra  van Dijk 1997, 205, n. 123. Cf. altresì Adrados 1988, secondo cui la favola dell’aquila e dello scarabeo sa-rebbe nata come variazione sul tema del contrasto tra aquila e volpe (Aes. 1 P. = 1 H.-H.; cf. Ari-stoph.  Av.  651-53), che divorano l’una i cuccioli dell’altra, e creata da un autore, Semonide, in-fluenzato dall’importanza religiosa e cultuale attribuita all’insetto dalla cultura egiziana. 6  Per i numerosi paralleli cf.  schol. in Pac.  126 ss.; van Leeuwen 1906, 27-29; Platnauer 1964, 77-78; Sommerstein 1985, 140 s.; Rau 1967, 93-96; Olson 1998, 92-95. Più in generale, l’intera sce-na costituisce una grandiosa parodia del mito di Bellerofonte e del dramma che Euripide aveva in-titolato all’eroe. Cf. Collard-Cropp-Lee 1995, 98-101; Olson 1998, xxii-xxiv. 7  Le figlie di Trigeo non mancano di sottolineare tale discrepanza nei versi successivi (135 s.): se il  padre avesse messo le briglie a Pegaso, suggeriscono, ovvero se avesse cercato ispirazione nel mi-to, e non nella favola, sarebbe apparso τραγικ è τερος  agli occhi degli dei.   Il ‘personaggio’ Esopo - 159 - vello di ironia risiede nella scelta di questa specifica favola da parte dell’eroe della commedia. Visto che l’allusione è a un λ Ò  γος  in cui l’incontro con uno scarabeo ha  per Zeus conseguenze piuttosto spiacevoli, il pubblico non poteva fare a meno di  pensare che il tentativo di Trigeo celasse un nuovo, imprevisto pericolo per il padre degli dei.  Negli Uccelli , i λ Ò  γοι  esopici rappresentano un paradigma di riferimento: la cita-zione di una favola è funzionale alla dimostrazione di un assunto o costituisce la  prova tangibile dell’esistenza di una tradizione alla quale attenersi. Ai vv. 471-75, Pisetero afferma che gli uccelli sono le creature più antiche che esistano. Per dimo-strarlo, racconta al coro la favola dell’allodola che, essendo nata prima della terra, alla morte del padre non ebbe altra scelta che seppellirlo nella propria testa: Πι . ¢m αθ ¾ ς    γ ¦ ρ  œ φυς   κο Ù πολυπρ £  γ m ων , ο Ù δ '  Α   ‡  σωπον   πεπ £ τηκας , Ö ς  œ φασκε   λ š  γων   κορυδ Õ ν   π £ ντων   πρ è την  Ô ρνιθα    γεν š σθαι , προτ š ραν   τ Á ς    γ Á ς , κ ¥ πειτα   ν Ò σ J τ Õ ν   πατ š ρ ' α Ù τ Á ς  ¢ ποθν Ç σκειν :  γ Á ν   δ ' ο Ù κ   εναι , τ Õ ν   δ   προκε  ‹  σθαι   πε m πτα  ‹  ον : τ ¾ ν   δ ' ¢ πορο à σαν  Ø π ' ¢m ηχαν … ας   τ Õ ν   πατ š ρ ' α Ø τ Á ς  ™ ν   τ Í κεφαλ Í κατορ Ú ξαι . 8   475 Questo λ Ò  γος  viene attribuito espressamente ad Esopo da Aristofane (v. 471) 9 , e la sua mancata conoscenza da parte del coro vale a quest’ultimo l’accusa di ¢m αθ ¾ ς  ... κο Ù πολυπρ £  γ m ων , ‘ignorante e poco informato’ 10 . Più avanti, nel corso della com-media, Pisetero ricorre nuovamente alla favola esopica come ‘precedente’ dal quale 8  «Pi.: Sei un ignorante, e nemmeno ti informi! Non hai neppure studiato Esopo, che una volta raccontò che l’allodola nacque prima di tutti, prima della terra, e che quando il padre le morì di malattia, poiché non vi era terra, rimase esposto fino al quinto giorno: quella, angosciata, senten-dosi impotente, seppellì il padre nella propria testa». 9  La favola non compare in nessuna delle raccolte esopiche a noi pervenute. Eliano (  NA  16.5) mette questi versi in relazione con un mito indiano, che racconta di come il figlio più giovane di una coppia di re, dopo la morte dei genitori, si fosse aperto il cranio con una spada per seppellirveli dentro, venendo poi trasformato in uccello crestato dal dio Sole. Erodoto (2.73) riporta un mito secondo cui la fenice, alla morte del padre, crea un uovo di mirra in cui racchiude il cadavere, per  poi trasportarlo in Arabia e deporlo all’interno del tempio di Helios. Sull’abitudine di attribuire ad Esopo storie di ogni genere i cui protagonisti sono animali si veda West 1984, in part. pp. 120 s. 10  Se l’uso di un termine come ¢m αθ » ς   intende stigmatizzare, al contempo, l’ignoranza e la rozzezza dell’Upupa, molto diverse dalla raffinata cultura di un πολ … της   come Pisetero, il significato lettera-le di πολυπρ £  γ m ων  sembra qui non tanto quello di ‘industrioso, che si dà da fare’ (cf.  Ach. 833;  Plut.  913), quanto quello di ‘assetato   di conoscenza, versato in più campi’ (cf.  LSJ     s . v . πο - λυπρ £  γ m ων , p. 1442). Anche in questo caso, peraltro, al Witz  principale è sotteso un secondo livel-lo di ironia: Pisetero desidera che i cittadini di Nephelokokkygia, città fondata come alternativa ad Atene, si distinguano per πολυπραγ m οσ Ú νη , qualità che, nel senso di ‘incapacità di restare inatti-vi’, per Tucidide era una delle principali doti proprio degli Ateniesi: cf. Ehremberg 1947; Som-merstein 1987, 226 s.  S. Schirru - 160 - trarre insegnamento. Ai versi 649 s. egli si chiede se due uomini come lui ed Evelpi-de riuscirebbero effettivamente a vivere in mezzo a creature volanti. Tereo/Upupa ne è convinto (v. 651), ma Pisetero è ancora titubante, e ricorda che, fra i λ Ò  γοι  esopici, ve n’è uno che descrive la brutta fine dell’amicizia tra la volpe, creatura non alata, e l’aquila, creatura alata (vv. 651-53): Πι . Ó ρα   νυν , æ ς  ™ ν    Α  „ σ è που   λ Ò  γοις  ™ στ ˆ ν   λεγ Òm ενον   δ » τι , τ ¾ ν  ¢ λ è πεχ ', æ ς   φλα Ú ρως  ™ κοιν è νησεν   α „ ετ ù ποτε . 11   Si tratta di una favola ‘esopica’ 12  nota anche ad Archiloco 13  e probabilmente mo-dellata sulla favola dell’aquila e del serpente contenuta nel poema accadico di Etana (XIX sec. a. C. circa) 14 . A differenza di quanto accade nella  Pace  e negli Uccelli , però, l’Esopo che Ari-stofane ha in mente quando compone le Vespe  sembra essere qualcosa di più che un ‘semplice’ λογοποι Ò ς , dato che il commediografo non si limita a citarne le favole,  bensì lo impiega come  protagonista di alcuni racconti. Ai vv. 563-67, l’anziano giu-dice popolare Filocleone racconta al figlio, Bdelicleone, che talvolta gli imputati, durante un processo, ricorrono ai metodi più svariati per rabbonire o distrarre i giu-dici. Tra essi vi è l’espediente di raccontare un ‘aneddoto divertente di Esopo’ (  Α  „ σ è που   τι    γ š λοιον ) 15 . Ai vv. 1253-61 Filocleone, che parteciperà per la prima volta nella sua vita ad un simposio, esprime il timore di bere troppo e di commettere sciocchezze sotto l’influsso del vino, per esempio sfondando porte o percuotendo qualcuno. Ma Bdelicleone lo rassicura: se anche il padre dovesse combinare guai, sarà sufficiente buttarla sul ridere, narrando un ‘aneddoto buffo esopico o sibaritico’ 11  «Pi.: Bada che tra le favole di Esopo ce n’è una che racconta quanto fu perniciosa l’alleanza tra l’aquila e la volpe». 12  Cf.  supra , n. 5. La favola racconta dell’amicizia tra la volpe e l’aquila, che termina quando que-st’ultima rapisce i cuccioli della volpe, incapace di reagire essendo sprovvista di ali, e ne fa cibo  per i propri piccoli. La volpe ha modo di vendicarsi quando il nido dell’aquila prende fuoco, i pic-coli del rapace muoiono bruciati e, caduti a terra, vengono da lei divorati. 13  Frr. 172-181 West 2 . 14  Si vedano, da ultimo, van Dijk 1997, 138 n. 2 (cui rimando per la bibliografia precedente) e Holzberg 2001 2 , 16. 15  Secondo lo scolio  in   Vesp.  566, l’Esopo di cui si dovrebbe citare ‘qualcosa di buffo’ sarebbe un autore tragico (e attore eschileo)  γελοι è δης . Che però l’Esopo in questione sia proprio il λογο - ποι Ò ς , è evidente non soltanto per il fatto che l’intera commedia è scandita da frequenti allusioni a lui e alle favole a lui attribuite, ma soprattutto dagli esempi di aneddoto che Aristofane, tramite Filocleone, fornisce ai vv. 1399-1405 e 1446-48, facenti parte, come si vedrà fra poco, di una tra-dizione pseudobiografica sul favolista.   Il ‘personaggio’ Esopo - 161 - (  Α  „ σωπικ Õ ν    γ š λοιον  À Συβαριτικ Ò ν ) e gli animi si placheranno. In una scena succes-siva (vv. 1388-1416), scopriamo che la paura di Filocleone si è concretizzata: a cau-sa dell’ebbrezza, egli ha insultato gli altri convitati durante il simposio, ha malmena-to dei passanti sulla via del ritorno e mancato di rispetto a varie persone. Mostra allora di aver appreso bene la lezione del figlio, ed inizia a narrare storie a scopo diversivo. In particolare, accusato dalla fornaia Myrtia di averle fatto rovesciare il  pane, Filocleone le racconta un aneddoto su come Esopo si liberò da una donna u- briaca e fastidiosa grazie a una battuta mordace (vv. 1399 ss.): Φι . ¥ κουσον , ð  γ Ú ναι : λ Ò  γον   σοι   βο Ú λο m αι   λ š ξαι   χαρ … εντα .  Αρ . m¦ ∆ … α  m¾ 'm οιγ ', ð mš λε . 1400 Φι .  Α   ‡  σωπον  ¢ π Õ δε … πνου   βαδ … ζονθ ' ˜ σπ š ρας   θρασε  ‹  α   κα ˆ m εθ Ú ση   τις  Ø λ £ κτει   κ Ú ων . κ ¥ πειτ ' ™ κε  ‹  νος   επεν : « ð κ Ú ον   κ Ú ον , ε „ ν ¾ ∆ …' ¢ ντ ˆ τ Á ς   κακ Á ς    γλ è ττης   ποθν   πυρο Ý ς   πρ … αιο , σωφρονε  ‹  ν  ¥ ν  m οι   δοκε  ‹  ς . » 1405  Αρ . κα ˆ καταγελ ´ ς  m ου ; 16   La storiella su Esopo si attaglia perfettamente alla situazione rappresentata sulla scena, tanto che risulta inevitabile identificare Filocleone con il favolista e Myrtia con la panettiera. Infine, nella parte finale della commedia, l’anziano giudice, trasci-nato a forza verso casa dal figlio affinché non provochi ulteriori danni, accenna a una volta in cui, a Delfi, Esopo, accusato ingiustamente di furto dagli abitanti della città, raccontò loro la favola dell’aquila e dello scarabeo (vv. 1446-49): Φι .  Α   ‡  σωπον   ο ƒ ∆ελφο … ποτ ' - Βδ . Ñ λ …  γον  m οι  mš λει . Φι . - φι £ λην  ™ π V τι î ντο   κλ š ψαι   το à θεο à. Ð δ ' œ λεξεν   α Ù το  ‹  ς  æ ς  Ð κ £ νθαρ Ò ς   ποτε  - Βδ . ο  ‡m', æ ς  ¢ πολε  ‹  ς   α Ù το  ‹  σι   το  ‹  σι   κανθ £ ροις . 17   16  « Fi.: Ascoltami, donna! Voglio raccontarti una storia carina. / Fo.: Per Zeus, non a me, caro. / Fi.: Una sera, una cagna sfrontata e ubriaca si mette a latrare contro Esopo, che tornava a casa dopo cena. E quello le dice: “Cagna, cagna, per Zeus, se in cambio di quella linguaccia ti comprassi un  po’ di grano, dimostreresti di essere saggia!” / Fo.: Mi prendi anche in giro?». 17  «Fi.: Una volta i Delfî accusarono Esopo... / Bd.: Me ne importa poco! / Fi.: ...di aver rubato una coppa consacrata al dio. Ed egli raccontò loro di come una volta, lo scarabeo... / Bd.: Ahi, mi mandi in rovina con questi tuoi scarabei!».
Advertisement
Related Documents
View more...
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks